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Campioni

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 Uberto De Morpurgo

Il triestino Uberto De Morpurgo cominciò a difendere i colori nazionali in Coppa Davis nel 1923. Per ben 33 volte maglia azzurra, dal 1923 al 1931, ha vinto 71 incontri in singolare e in doppio con De Stefani, Gaslini, del Bono, Clemente Serventi, Colombo, Sabbadini e Bocciardo. Insuperabile per la sua aggressività ed il suo mordente, De Morpurgo è stato un grande giocatore ma anche un impareggiabile capitano, trascinatore dei suoi compagni di squadra come nessun altro. Classificato per molti anni fra i "primi anni dieci del mondo", Uberto De Morpurgo portò l'Italia alle Finali Interzone della coppa Davis nel 1928 e nel 1930, battendo l'Australia, la Gran Bretagna e il Giappone, in quegl'anni temibilissimi avversari. Di lui rimangono le vittorie nei maggiori tornei e la memoria indelebile di un grande protagonista del tennis.

 

Giorgio De Stefani

Giorgio De Stefani è stato il primo dei grandi campioni del Parioli che seppe distinguersi a livello internazionale. Il suo gioco, da perfetto ambidestro, riuscì a mettere in difficoltà molti giocatori. È rimasto leggendario per il suo stile da perfetto gentiluomo. Il suo risultato più importante l'ottenne raggiungendo le semifinali del Forest Hill nell'anno in cui l'Italia venne colpita dalle sanzioni per la conquista dell'Etiopia. De Stefani, mentre si allenava precariamente sul parquet del bastimento che lo portava a New York, fu raggiunto da un telegramma di Mussolini, che lo esortava a tenere alto il prestigio dell'Italia. Negli USA trovò un clima ostile, ma la sua sportività (riconobbe all'avversario una palla che l'arbitro gli aveva erroneamente attribuita) gli riconquistò il pubblico.

 

Giovanni Palmieri

Giovanni Palmieri era piccolo, scuro, con enormi occhi a mandorla. Dotato di una classe naturale, a tredici anni riuscì già a battere due vecchie bandiere del Parioli, come Sabbadini e Serventi, guadagnandosi l'attenzione  di tutti. La sua fama gli procurò l'incarico (e lo stipendio) di maestro delle principesse Maria, Mafalda e Giovanna di Savoia. Dava del lei agli avversari, compresi i compagni di Circolo De Morpurgo e De Stefani, che batteva rimontando spesso handicaps incredibili.

 

 Silvana Lazzarino

Undici volte campionessa d'Italia (7 volte nel singolare, 2 nel doppio con Lea Pericoli e 2 nel doppio misto con Giorgio Fachini e Orlando Sirola) Silvana Lazzarino è stata la più grande tennista italiana di tutti i tempi. Aveva un tennis aggraziato e intelligente; non privo di doti atletiche e di quel pizzico di frenesia che le veniva dal carattere, ma la prima sensazione che si aveva nell'osservarla era quella dell'equilibrio, della misura, dell'energia racchiusa nelle geometrie che disegnava sul campo.
La chiamavano Minnie per la saggezza e la simpatia più ancora che per le forme minute. Ma era anche la regina dei treni perché Silvana ai tornei andava in vagone letto. Non si trattava di snobismo, tutt'altro. Era sacrosanto timore degli aerei e fu proprio quello il motivo del suo ritiro nel 1964 alle soglie di un tennis che stava diventando assai simile a quello odierno, tutto viaggi e trasvolate.

 

Nicola Pietrangeli

Non s'era mai visto in Italia un giocatore come Pietrangeli. Dotato di un fisico eccezionale e di uno stile elegantissimo si rivelò subito come un grande giocatore di fondo, dai passanti
micidiali (straordinario il rovescio), effettuati con la stessa impugnatura. Nel 1959 e 1960 vinse il Roland Garros, considerato il campionato del mondo sulla terra battuta, raggiungendo il terzo posto assoluto nelle classifiche mondiali.
Detiene i record mondiali delle partite giocate in Davis (164) e di quelle vinte (120). Ha vinto due volte (1957 e 1961) gli Internazionali d'Italia. A Wimbledon è arrivato in semifinale nel 1960 (sconfitto da Laver 6-4 al quinto) e nella finale del doppio con Sirola, nel 1955, contro Hoad Rosewall.
Ha vinto la Coppa Davis come capitano nel 1976 ed è Presidente d'Onore del Club Racchetta d'Oro.

 

Corrado Barazzutti

La stella di Corrado Barazzutti apparve per la prima volta sull'orizzonte del tennis italiano in un incontro di Coppa Davis giocato a Torino nel 1973, quando riuscì a battere, tra la sorpresa generale, nientemeno che il grande Manolo Santana. Grande e tenace singolarista (ha figurato a lungo tra i primi dieci del mondo), Barazzutti ha fatto squadra con Panatta in numerosi incontri di Davis, sino alla vittoria del 1976, della quale fu protagonista, aggiudicando all'Italia il primo, delicatissimo punto contro Fillol. Nel 1982 garantì al Parioli la vittoria nel Memorial Matteoli.

 

Adriano Panatta

Adriano Panatta è figlio del Parioli in senso così intimamente familiare che per anni i soci hanno stentato a riconoscere in quel ragazzo di casa il campione di statura internazionale che doveva regalare all'Italia la Coppa Davis. Eppure per tutti gli altri l'apparizione di Panatta sui campi rossi fu quella di un lampo accecante, capace di oscurare il Mito di Nicola Pietrangeli.
Il suo tennis era più aggressivo, più dinamico, più incisivo di quello di Nicola e il suo timido sorriso nascondeva una tenace determinazione. Panatta ha vinto Roma, ha vinto Parigi, ha battuto i più grandi campioni del suo tempo e appartiene alla ristretta aristocrazia del tennis italiano.

 

testo di Lino Cascioli 

 

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